LA MUSICA E I CELTI

LA MUSICA E I CELTI

September 03, 2013 I Le Nostre Ricerche, V Tecniche e Strumenti

Parlare della musica nell’Età del Ferro, pensare ai popoli che se ne servirono sembra difficile.

Uno studio degli archeologi dell’Università di Tubinga condotto sui reperti trovati in una grotta a Hohle Fels, nel Sud della Germania e risalenti al Paleolitico, li ha indotti a commentare le loro ipotesi in un articolo pubblicato su Nature con queste parole:
- Esisteva già una tradizione musicale consolidata nel momento in cui i primi umani iniziarono a colonizzare l’Europa. E la scoperta è ancor più importante se pensiamo che a suono e canto non sono legati un aumento delle chance di sopravvivenza o della capacità riproduttiva. Almeno non in modo diretto – .
situla la CertosaI reperti studiati consistevano in quattro flauti di osso di animale,una statuina di donna dalle forme generose e i resti di una cena.E’ ragionevole pensare che il ritrovamento possa essere la testimonianza di un rito, magari legato alla fertilità. Superando però il lasso di tempo che intercorre fra il Paleolitico e l’Età del Ferro, in Europa si trovano strumenti musicali raffigurati a sbalzo sulle situle, ritrovate in vari Paesi e datate a partire dal VII secolo a.C fino al V a.C. Questi contenitori cilindrici o a forma di secchiello sono stati rinvenuti nelle tombe di aristocratici .

Situla Benvenuti - Trompeter von einem Krieger mit Lanze angegriffenLa loro funzione non è chiara, ma le scene raffigurate mostrano momenti di vita quotidiana, una sorta di narrazione di attività commerciali, militari o rituali. Il contesto archeologico è quello del corredo funebre dove insieme alla situla ci sono oggetti correlati al banchetto e quelli personali del defunto. In Italia presso il museo nazionale atestino e il museo archeologico di Bologna sono conservate le situle dette rispettivamente Benvenuti e della Certosa. Nella decorazione della situla Benvenuti si nota un suonatore di corno e in quella detta Della Certosa, si distinguono suonatori di siringa ( o flauto di Pan ) e un suonatore di lira a cinque corde. Osservando con cura le fasce su cui sono presenti i suonatori si ha la percezione che vi sia la narrazione di una festa conviviale o di una cerimonia dove la musica sembra aver lo scopo di allietare le persone.

le situleGli uomini che le hanno possedute appartenevano a culture non sconosciute ai Celti ed è probabile che con essi intrattenessero rapporti commerciali. E’ possibile pensare dunque che relazioni di tipo economico abbiano filtrato anche elementi culturali come l’uso degli strumenti raffigurati a sbalzo sulle situle. E’un fatto che nella regione di Hallstat (Austria), di Sopron ( Ungheria) e della Slovacchia siano stati rinvenuti manufatti raffiguranti scene di danzatori, accompagnati da musici con lire, flauti simili all’aulos greco e trombe. Le scene dipinte su vasellame, narrano infatti momenti di festa, processioni rituali o funerali. Alcune scene descritte su un vaso in terracotta ritrovato in Ungheria sono inoltre molti simili a quelle descritte sul grande schienale in metallo del principe di Hochdorf, dove alcuni guerrieri eseguono i movimenti di una danza. Forse desrizione di un rituale in onore al defunto, nel momento in cui il valore e l’eroismo venivano celebrati. Le testimonianze ci inducono quindi a pensare che i Celti utilizzassero la musica per scopi rituali o cerimoniali. Tuttavia altre testimonianze aggiungono nuovi elementi all’argomento.

Polibio, in riguardo alla battaglia di Talamone (225 a.C.) scrive:carnyx
- Il numero dei suonatori di corno e di tromba era infatti incalcolabile, e poichè l’intero esercito strepitava insieme a questi, si levava un clamore così forte e prolungato che sembrava che non soltanto gli strumenti e l’esercito, ma anche i luoghi circostanti emettessero dei suoni per effetto dell’eco – .
Diodoro Siculo descrive:
- Hanno trombe di natura particolare e di tradizione barbara: infatti quando si soffia dentro, emettono un suono aspro, appropriato al tumulto di guerra – .

I corni sono strumenti di origine animale che i Celti conoscevano da tempo (un corno di vacca fu rinvenuto in Austria, nelle miniere di salgemma, accuratamente tagliato per poter suonare). stele di BormioI Greci chiamarono “carnyx” questi strumenti e il nome è rimasto in ambito archeologico per definire oggetti in bronzo o ferro a forma di lunga tromba. Il reperto più famoso è il Calderone di Gundestrup (I sec.a.C.), che ritrae una sfilata militare con suonatori che tengono gli strumenti in verticale.
In merito alle trombe vi sono anche reperti numismatici provenienti da varie parti d’Europa e una stele rinvenuta a Bormio, che seppur di controverse interpretazioni circa la datazione, raffigura un suonatore di tromba curva.

 

carnyx gallicoA Deskford in Scozia fu ritrovato in un deposito votivo un corno da guerra, un carnyx, sormontato da una testa di cinghiale stilizzata, avente grossi fori in corrispondenza degli occhi e una lingua lignea mobile nella bocca. Carnyx ricostr.Questo reperto straordinario ha permesso agli studiosi di farsi un’idea di come i guerrieri del “calderone” potessero emettere suoni aspri, forti, prolungati, appropriati al tumulto di guerra. La numismatica tuttavia oltre alle trombe e ai carnyx raffigura anche strumenti a corda detti lira.

moneta degli Arverni - GalliaL’uso della lira presso i Celti è tuttavia testimoniato anche dagli autori classici.
Diodoro Siculo scrive:
- Presso di loro vi sono anche poeti lirici denominati bardi. Costoro accompagnano, con strumenti simili alla lira, i loro canti, sia inni, sia satire – .
Timagete, storico greco-egiziano vissuto nel I secolo a.C., dice in uno scritto di Ammiano Marcellino:
- Tuttavia lo studio di scienze degne di stima, intrapreso dai bardi, dai vati e dai druidi, è stato svolto da persone colte. I bardi hanno cantato al dolce suono della lira, componendo versi eroici sulle gesta dei prodi; i vati si sono sforzati, con le loro ricerche, di penetrare gli accadimenti e i segreti più sublimi della natura; tra costoro prevalgono, per il loro genio, i druidi, così come ha stabilito l’autorità di Pitagora – .
L’immagine del bardo che declama le gesta eroiche di un guerriero è una delle scene più affascinanti che gli estimatori di cultura celtica abbiano presente. Ciò grazie ad antichi testi gallesi e irlandesi che narrano miti, imprese di uomini e semidei, cantati sia con la voce che con accompagnamento musicale. Tramite la lode un bardo poteva esaltare le azioni di un guerriero o di un re e renderlo immortale; parimenti con una satira poteva togliergli l’autorità al governo e la stima del suo popolo. In queti ultimi anni l’archeologia ha portato alla luce l’unica rappresentazione materiale di figura umana intenta a suonare una lira.

statuetta di PauleForse un bardo o forse una divinità, la statuetta, datata II sec a.C. e rinvenuta in Francia a Paule in Cote-d’Armour è una persona che indossa un torque. Il reperto di grande importanza è una prova dell’esistenza e uso della lira e forse anche dell’esistenza di un cantore come riportato dalla letteratura classica. Tuttavia gli strumenti usati dai Celti sia per le feste, sia per la guerra o per esprimere la spiritualità rimangono muti. La musicalità che i Celti espressero in molti momenti della loro vita è perduta nel tempo e nello spazio .

lira di SanginetoNel settembre 2012 il gruppo L.B.Teuta Laevi ha proposto al maestro liutaio Michele Sangineto di costruire una lira secondo il reperto di Paule ritrovato in Cote D’Armour. L’esperto artigiano ha costruito uno strumento secondo alcune sue considerazioni compatibili con la presenza celtica della valle del Ticino. La lira qui fotografata, è stata costruita con legni poveri come quelli che secondo l’artista artigiano erano facili da reperire. La cassa armonica e la struttura a U è stata realizzata con legno di pioppo e l’asticciola che supporta le chiavi è in ciliegio. Questo strumento presenta 8 corde anzichè 7 come l’originale; la considerazione che sta alla base di questa scelta è stata la possibilità di comporre più facilmente una qualsiasi musica compatibile con l’aspetto rievocativo.

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